TRAPIANTO ALLOGENICO DI CELLULE STAMINALI EMATOPOIETICHE:
Dal successo UCBM Academy di un corso FAD ECM di base, ad una possibile gemmazione
multidisciplinare di futuri specifici approfondimenti.
Ne parliamo con il Prof. William Arcese, Direttore scientifico e con la Dott.ssa Maria Cristina Tirindelli, Responsabile del Sistema Qualità del Programma Trapianto Cellule Staminali della UOC di Ematologia della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma.
M. Elisabetta Calabrese
Nato dall’esigenza formativa di intervenire sui temi focali di base di cui si compone il percorso del paziente
sottoposto a trapianto di cellule staminali allogeniche, il corso di formazione a distanza dal titolo: “TRAPIANTO ALLOGENICO DI CELLULE STAMINALI EMATOPOIETICHE”, coordinato dalla direzione scientifica del prof. William Arcese, Professore di Ematologia della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma, ha colto l’interesse di più di duemila iscritti a livello nazionale, con grande soddisfazione dell’UCBM Academy, che ne ha curato l’erogazione in accreditamento ECM.
Un successo di partecipazione di così vasta scala, rappresenta la migliore conferma di come l’obiettivo di diffondere cultura e costruire formazione sulla procedura e sulle numerose e complesse implicazioni clinico-terapeutiche del Trapianto Allogenico sia stato pienamente raggiunto.
A sottolineare l’importanza del risultato ottenuto, proponiamo l’intervista che ci ha rilasciato il Direttore scientifico prof. William Arcese e la docente del corso, dott.ssa Maria Cristina Tirindelli, Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma.
Prof. Arcese, negli ultimi anni, si è assistito ad un significativo cambiamento nell’approccio alla cura delle neoplasie ematologiche. In ambito trapiantologico, qual è stata l’esigenza più sentita alla base dell’ideazione di questo corso di formazione che, nella sua specificità, ha ottenuto un così grande successo di partecipazione a distanza?
Nella prospettiva di intraprendere prossimamente l’attività clinica di Trapianto allogenico presso il Policlinico Campus BioMedico, si è sentita l’esigenza di coinvolgere in un processo educazionale di cultura e formazione tutti gli Operatori, siano essi medici di altre discipline, infermieri, biologi o tecnici, che potessero essere potenzialmente coinvolti nell’applicazione di una nuova e complessa procedura terapeutica quale è il Trapianto allogenico, che presenta numerose peculiarità specifiche, molto diverse da quelle attinenti alla pratica del Trapianto autologo da tempo in atto presso l’Ematologia del Campus Bio-Medico. All’esigenza dell’aspetto di multidisciplinarità inerente la conduzione del Trapianto allogenico, si associa l’altra considerazione, che definirei strategica, in quanto la pratica del Trapianto allogenico, per direttiva e regola sanitaria, risulta requisito propedeutico alla possibilità di praticare a sua volta la Terapia Cellulare, che costituisce la nuova e più avanzata prospettiva terapeutica non solo in ambito ematologico ma che riguarda diverse altre discipline quali l’Oncologia, la Neurologia, le Malattie sistemiche autoimmunitarie ecc.
Possiamo dire che è stata la peculiarità di coinvolgere, con interesse multidisciplinare, più operatori sanitari, che ha fatto la differenza in questo corso?
Certamente il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietico, a differenza del trapianto di organo solido, coinvolge direttamente o indirettamente, tutti gli organi ed apparati del corpo e pertanto, sul piano clinico, deve considerarsi trasversale alle diverse discipline, ma penso che una ragione importante, anche se non unica, che può giustificare il successo del corso sia da riferirsi alla sua organicità e al suo disegno, che, dalla biologia alla clinica, percorre e approfondisce sequenzialmente tutti gli aspetti di una materia complessa, per la quale vengono più frequentemente proposti corsi di formazione o aggiornamento, magari anche più approfonditi, ma su temi parziali.
Questo vuol dire che i 17 crediti ECM che il corso fornisce con 19 capitoli suddivisi in tre video lezioni, rispecchiano una completezza formativa che, se svolta in maniera frazionata con una variabilità di scelta d’interesse, forse non avrebbe avuto eguale riscontro?
Non c’è dubbio che la caratteristica essenziale di questo corso di così lunga durata, è proprio la sua completezza di base, fondamentale per la formazione di più discipline sanitarie, tanto da essere recepito anche da diverse ASL e Istituti che ne hanno imposto la frequentazione ai dipendenti che si occupano di questo settore, proprio in virtù della sua completezza.
Nell’ottica dell’UCBM Academy di proporre contenuti formativi in linea con le più attuali visioni
dell’evoluzione clinico-terapeutica, qual è stato secondo lei dottoressa Tirindelli, il criterio innovativo con il quale è stato disegnato il programma di questo corso?
Prima di tutto c’è da dire che, partito in forma residenziale nel 2022 il corso, con i dovuti aggiornamenti, è stato poi riproposto in forma FAD e ciò, ha sicuramente contribuito ad una crescita esponenziale della partecipazione. Ma il criterio che ha favorito un interesse così ampio è che il programma del corso risponde ad una logica dell’attività quotidiana degli operatori sanitari di un settore, che è già di per sé un settore multidisciplinare.
Può spiegarci in particolare in che senso ?
Nel senso che vi sono coinvolti i medici ma, una componente fondamentale è rappresentata anche dagli infermieri come anche dai biologi e dai tecnici specialisti del settore più prettamente tecnologico. Occorre tener presente infatti, che la terapia dei nostri pazienti si basa su una terapia costituita da cellule. Tali cellule sono a loro volta prelevate da un donatore. Ciò comporta un coinvolgimento di strutture deputate non solo alla raccolta di tali cellule, ma anche alla loro conservazione e ad una loro minima manipolazione. Prima di poter arrivare a fornire la terapia, si parte quindi da un iniziale prodotto biologico che solo in seguito diventerà terapia per un paziente.
Dati clinici integrati ad aspetti tecnici rendono pertanto l’argomento complesso e tematicamente allargato. In questa cornice, si rispecchia la tendenza ad una integrazione formativa interdisciplinare, proiettata verso la crescita di nuove sinergie professionali?
Sicuramente la complessità dell’argomento trattato, come abbiamo già detto, rende il corso nel suo complesso multidisciplinare e, in tal senso, in grado di suscitare un interesse così allargato da parte di molti professionisti di diversi ambiti e su più piani dì azione, ma tutti egualmente pronti a coordinare il proprio lavoro in funzione di una sinergia collaborativa di altissimo livello qualitativo.
prof. Arcese: Se posso aggiungere, questa sinergia emerge già nel team di docenti impegnati nel corso a fornire, ciascuno per il proprio ambito, il contributo specifico sul campo clinico, ma anche tecnico. Ad esempio, uno degli aspetti che abbiamo inserito nel corso, è la ricerca del donatore che avviene quando non vi è il familiare compatibile, e che viene fatta sui registri internazionali oppure sulle banche del sangue del cordone ombelicale. Ebbene, la relazione sul tema specifico, è stata svolta dai coordinatori di questa ricerca, a conferma non solo della completezza degli argomenti inseriti nel programma, ma anche della competenza di chi li svolge, che è competenza operativa sul campo e non solo teorica.
Puntando ai più alti livelli di eccellenza qualitativa, cui accennava lei, dottoressa Tirindelli, quali linee guida sono state prese in considerazione?
Le linee d’indirizzo seguite sono le linee guida scientifiche del nostro settore, curate dal Centro Nazionale
Trapianti e dal Centro Nazionale del Sangue che è specificatamente dedicato ai programmi del trapianto di cellule staminali emopoietiche sia autologhe che allogeniche. Un aspetto che merita di essere sottolineato è che questo corso viene incontro anche a un’esigenza di tipo normativo perché dal 2021 il Ministero della Salute ha emanato una direttiva in linea con le suddette linee d’indirizzo. Quando si parla della formazione, è ben evidenziato che per questi operatori di vari ruoli, fondamentalmente medici ma anche infermieri, deve esistere una formazione obbligatoria annuale di almeno 10 ore sul tema. E’ chiaro che questa formazione può avvenire in diverse forme, si può partecipare a eventi congressuali nazionali ed internazionali, però alla base di tutti i centri di trapianto si deve tener conto di dover ottemperare a questo requisito formativo.
In conclusione prof. Arcese, di fronte a una materia in continuo sviluppo, in qualità di direttore scientifico del corso, quali prospettive formative vorrebbe aprire per il prossimo futuro?
In una materia in continua evoluzione non si può pensare di riproporre da un anno all’altro esattamente gli stessi argomenti. A volte alcuni temi sono abbastanza stabili, ma altri no: quando esce un articolo scientifico di ultima pubblicazione, ecco che nasce l’esigenza di un tempestivo aggiornamento. Esiste tuttavia la possibilità di prendere in considerazione la creazione di alcune diramazioni di contenuto, che possano offrire nuovi spunti di apprendimento per i professionisti del settore. Il corso può rimanere sostanzialmente impostato sulla base del suo programma iniziale dal quale, con un lavoro di costante aggiornamento, potranno gemmare delle situazioni specifiche di approfondimento, che saranno oggetto di novità formativa.